19 aprile, 2007

Trekking in gruppo: l’ occasione.

Il camminare insieme in un gruppo, implica doverosamente adeguarsi ad una scelta volontaria e propria, ma condivisa con altri. Questa scelta spesso viene afferrata da tutti come un dato scontato, ovvio, ma non è così. Sono certamente importanti i compagni di viaggio, ma ancora più importante è il perché quella giornata la si è dedicata ad una uscita: all’escursione. Quale scopo c’é nel condividere il gesto del camminare in un sentiero?

Credo fermamente che la condivisione di un percorso, qualsiasi esso sia, promuova una crescita personale. L’apertura mentale sta proprio nel determinare un rapporto con gli altri compagni di viaggio, il confronto e l’impressione che si ha sull’ambiente che ci ospita e ci meraviglia ad ogni passo. Determinare quindi una condivisione, in rapporto alla funzione che le persone hanno intorno a noi al raggiungimento ed al completamento del viaggio è di fondamentale importanza.
Questo non obbliga e certamente non implica la mera sintonia o la condivisione di accordi ideologici e di idee di qual si voglia natura, ma costruttivamente vede l’altro come risorsa dell’occasione. Quella occasione che in quel preciso momento è servita per unire i tre elementi fondamentali del trekking fatto a piedi.
E’ importante, a mio avviso, stabilire quali sono i tre fondamenti dell’ “occasione”:
1) L’ambiente come luogo.
2) Camminare.
3) Il gruppo.

Se si analizzano singolarmente i tre punti occasionali come motore di insieme, si nota che essi sono strettamente legati ed interconnessi, ma tutti comunque privi della ragione d’essere. Quella ragione quale fondamento che implica come base di motivazione il perché si è accettato di unire uno o più giorni del proprio e prezioso tempo libero, ad una tale ed interconnessa scelta personale.
Il luogo, l’ambiente circostante è certamente una scelta “ideale” di svago e di conoscenza; camminare implica in se fatica fisica sana legata al pensiero; il gruppo di partecipanti è la sostanziale condivisione dell’escursione, di un ritrovato rapporto proporzionale e dimensionale con tutto l’insieme e se stessi, dunque ancora l’occasionalità nella scelta volontaria di essere lì e ancora lì.


E’ vero, sono stato particolarmente peso, ma spero comunque di non avervi annoiato troppo e soprattutto che questo mio breve pensiero a volte velatamente critico, abbia contribuito ad una scelta ancora più convinta alla partecipazione ad un trek condiviso, ma più armonioso e consapevole.

Paolo B.

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